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mercoledì 3 gennaio 2018

DOVE IL GALLO CANTÒ: CADORE, AMPEZZANO E ALTA PUSTERIA SI INCONTRANO

La mia casa sulle Dolomiti è ad Auronzo di Cadore, dove tutto ruota intorno alle Tre Cime di Lavaredo.
Le guardo ogni mattina, lassù in cima al vallone. Sono il perno di questa zona delle Dolomiti ed il simbolo del territorio Cadorino (Veneto) e di quello dell'Alta Pusteria (Alto Adige).
"TAXI, taxi... Verso le Tre Cime di Lavaredo... Grazie".



Un tempo però non si viaggiava in auto, si andava a piedi e si partiva all'alba, al canto del gallo.
Il confine tra i comuni di Dobbiaco e Auronzo di Cadore, boschi e pascoli ai piedi delle Tre Cime ricchi di un'erba che guariva miracolosamente sia l'uomo che il capriolo, venne appunto stabilito dalla gara tra due vecchiette e da allora sul tetto della chiesa di Auronzo sta ancora un superbo galletto con uno spillone d'oro infilato nel "di dietro".
Questa è la leggenda che ancora raccontano gli Auronzani e che ho ritrovato nella splendida guida "l'AltRa Pusteria" di Silvia Wachtler.


I vescovi di Bressanone per Dobbiaco e quelli di Belluno per Auronzo, con giudizio salomonico stabilirono che il confine sarebbe stato definitivamente fissato in quel punto ove due vecchiette, di eguale età e partite lo stesso giorno da Dobbiaco e da Auronzo al canto del gallo, si sarebbero incontrate. La sera antecedente alla grande sfida, tre garanti, partiti da Dobbiaco, raggiunsero Auronzo e portarono in dono un capretto quale offerta per la rinnovata amicizia. Altrettanti garanti, partiti da Auronzo si portarono a Dobbiaco un carico di botticelle di ogni sorta di buon vino. Gli abitanti di Dobbiaco continuavano a ripetere: "generosi questi Italiani", e, abituati com'erano a bere solo latte di capra, ad un certo punto caddero in un profondo sonno, permettendo così ai garanti di Auronzo di infilare al gallo tirolese un bel cappuccio di panno nero per augurargli ancora un lungo sonno. Solo alle dieci del mattino, quando il sole era già alto, glielo sfilarono e ... "chicchirichì".
Era il segnale.

 


Quando la vecchietta di Dobbiaco cominciò ad arrancare lungo la valle di Landro, quella di Auronzo aveva fatto già un bel po' di strada. Infatti il gallo cadorino, nel pieno della notte, era stato svegliato di soprassalto: opportunamente punto nel sedere da uno spillone da calza, aveva emesso un indispettito "chicchirichì". Così: "g'ha cantà" e "l'g'hà cantà", ci si giustificò, e si diede inizio alla competizione.

 
 
 
Sul Colle Sant'Angelo, poco a nord del lago di Misurina, s'erano dati convegno il Vescovo di Bressanone, affiancato dall'Abate di San Candido, ed il Vescovo di Belluno. Erano venuti fin lassù per "vardà" la disfida e "fare una misurina" dallo spartiacque verso quel punto dove le due vecchiette si fossero incontrate. 

 



Ad un certo punto passò davanti a loro la vecchietta di Auronzo, sostenuta dall'incitamento di tutti i Cadorini. L'incontro con la vecchietta di Dobbiaco e tutti i suoi assonnati paesani avvenne al Ponte Marogna che, da quel giorno, si chiamò punto medio, anche se si trova diversi chilometri a nord dello spartiacque. Il Colle di Sant'Angelo da allora venne chiamato "Colle Varda", mentre il lago è da tutti conosciuto come quello di "Misurina". Questa, almeno è la versione dei cadorini che, a suo tempo, dovettero essere stati ben grati al provvidenziale canto del loro gallo.

 

Ed ecco qui tre rotte meravigliose, ricche di paesaggi sempre diversi in ogni stagione. Ricchi di punti panoramici e partenze per passeggiate dolomitiche che danno grande soddisfazione a tutti.

Auronzo di Cadore, Misurina, Dobbiaco, San Candido.
Auronzo di Cadore, passo Sant'Antonio, Padola, passo Monte Croce, Sesto, San Candido.
Auronzo di Cadore, passo Tre Croci, Cortina d'Ampezzo.

Queste sono le mie montagne. Quelle di prati infiniti dove correre a perdifiato, di neve soffice che trasforma tutto in fiaba, di ghiaioni da salire con il naso all'insù e il fiato corto, di baite dove sollazzarsi e brindare, di infiniti laghi dagli incantevoli riflessi, di paesaggi incredibili nei quali perdersi.
Queste sono le mie Dolomiti, raccontatemi un tempo da chi le ama nel profondo e che, inesorabilmente, mi ha contagiato.




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