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martedì 27 novembre 2018

MARE O ARRAMPICATA? A BREVE ENTRAMBI

Quando mi è stato proposto di raccontare l'arrampicata per Decathlon ho pensato: "L'arrampicata è uno sport che non ho mai praticato, ma allo stesso tempo mi è molto familiare perché lo incontro sulla mia strada da molti anni... è davvero giunto il momento di approfondire l'argomento!"

Da alcune estati passo parte delle mie vacanze in Sardegna, in uno splendido agriturismo immerso tra mare e natura selvaggia, sopra la spiaggia di Cala Fuili. Da lì guardo il mare e le falesie di calcare a picco.
Vivo a Finale Ligure, punto di riferimento degli amanti del mondo outdoor: il mare è davanti ai miei occhi e le falesie si trovano alle mie spalle.
Forse tutto questo ha un senso e così mi sono documentata. Chissà, un giorno sarò anch'io una climber...
[in collaborazione con Decathlon]
Le parerti calcaree del Supramonte nella costa est della Sardegna hanno reso Cala Gonone e Dorgali una delle mete più frequentate da chi pratica l'arrampicata sportiva. Si può arrampicare sia a strapiombo sul mare, sia nei canyon fluviali che dal mare portano all'interno. Cala Luna, cala Fuili, il canyon di Gorropu: un mondo verticale tutto da scoprire.
I tanti amici che vivono in questi luoghi mi hanno raccomandato la massima prudenza sia lungo i sentieri che portano agli attacchi della parete che sulle falesie perché i primi non sempre sono ben segnalati e le seconde non sempre sono attrezzate a dovere. È meglio avere qualche riferimento locale, se non siete già esperti del territorio, ed ecco qui un buon contatto per La sfida alle pareti sul mare.

È proprio il clima mite del mare che attrae gli arrampicatori che per tradizione vivono nelle zone montane. Dalla Sardegna alla Liguria. Dal Golfo di Orosei alla Riviera di Ponente. Si torna a casa. Qui si trova il territorio finalese, dove vivo da anni.
Il suo entroterra è molto affascinante, è ricco di vegetazione  mediterranea dalla quale si stagliano le pareti calcaree che nel corso degli ultimi 40 anni hanno fatto innamorare tanti arrampicatori provenienti da ogni parte del globo.

È proprio grazie allo splendido calcare presente nel territorio finalese che nel lontano ’68 venivano aperte le prime vie di arrampicata. I fratelli Vaccari, pionieri della disciplina, avevano una concezione dell’arrampicata di matrice “alpinistica”, intesa quindi come raggiungimento della vetta, e fu così che scalare a Finale, in quegli anni, voleva dire attrezzarsi di staffe, chiodi, scarponi e corde di canapa e risalire le pareti con il piacere di farlo per tutto l'anno con un clima meraviglioso.
I successivi maestri della nascente disciplina, come Grillo e Calcagno, furono i primi che si avvicinarono ad uno stile più sportivo che iniziava a differenziarsi dall'arrampicata alpina.

Quando, intorno agli anni '80, arrivarono le prime influenze dalla vicina Francia, iniziò l'era del "free climbing", una nuova concezione di arrampicata, la così detta “libera” e da allora si aprirono centinaia di vie di tutti i tipi e per tutti i gusti, quelle che ormai tutti chiamiamo le "palestre di roccia".
Oggi è sufficiente andare a Finalborgo per capire immediatamente di essere in uno dei principali luoghi di riferimento a livello mondiale per l'arrampicata: un luogo magico, tutto da scoprire, appena oltre la linea della spiaggia.

  
Finale Ligure (Liguria)
Scrivendo di arrampicata mi sono ricordata di un viaggio in Provenza di alcuni anni fa, quando dalle coloratissime distese di lavanda scesi nelle gole del Verdon. Un luogo per veri amanti del mondo outdoor e dell'arrampicata.

"Arrampicare nel Verdon rimane indimenticabile per un particolare: per arrivare all’attacco delle vie bisogna calarsi dall’alto dentro ad un vuoto a dir poco impressionante."

Questo è il pensiero comune per descrivere l'esperienza  nelle impressionanti Gorges du Verdon, nella Haute Provence, che rappresentano il vertice dell’arrampicata delle lunghe vie di più tiri.
Le interminabili pareti calcaree ospitano alcune delle salite più belle di tutta la Francia.

E fu così che un giorno mi ritrovai a passeggiare lungo i sentieri del Verdon, con la testa all'insù, cercando quei piccoli puntini colorati che prima scendevano dall'alto per poi risalire come dei veri supereroi.

 
Le gole del Verdon (Francia)
E dopo un breve tour delle più interessanti mete del climbing non resta che seguire alcuni buoni consigli di Decathlon per la scelta dell'attrezzatura più idonea, con particolare attenzione al comfort... argomento fondamentale per chi, come me, sta iniziando ad approfondire.

L’imbrago è nell’attrezzatura base del climber. Equipaggiamento di sicurezza, è anche elemento di comfort essenziale per divertirsi al massimo. Buona ripartizione del carico tra la cintura e il giro cosce. Cintura e imbottiture in mesh 3D per migliorare l’aerazione sulla schiena.

Per iniziare e trovarsi comodi in tutte le situazioni va scelto preferibilmente un imbrago regolabile alle cosce, che permetterà di essere adattato in funzione dell’attività e del tipo di abbigliamento, garantendo sempre un comfort ottimale.
Per i climbers esperti gli imbraghi non regolabili garantiscono allo stesso tempo massima leggerezza e grande libertà di movimento, caratteristiche molto apprezzate da chi cerca la performance.

Codula Fuili (Sardegna)
Parlando di performance non resta che parlare di Maurizio Zanolla (meglio noto con il nome di Manolo) e Alessandro Gogna che furono i primi ad arrampicare l'aguglia di Cala Goloritzé nel 1981. La via da loro chiodata si chiama "Sinfonia dei Mulini a Vento", è lunga 165 metri e ha 6 tiri con difficoltà massima di 6b+... Forse un giorno chissà, oltre al meraviglioso mare di Sardegna mi dedicherò anche alle falesie...

Cala Goloritze (Sardegna)


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